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In molti articoli su come cercare e trovare lavoro abbiamo affrontato il tema dei limiti che possono ostacolare nella ricerca del lavoro: la mancanza di un obiettivo chiaro, scarsa consapevolezza delle proprie competenze e soprattutto un atteggiamento “pessimista” nei confronti della realtà e delle proprie possibilità di riuscita.
Le obiezioni che possono essere rivolte a questa visione riguardano fondamentalmente la situazione esterna del mercato del lavoro su cui il singolo evidentemente ha poche possibilità di impatto.
Il ragionamento è il seguente: “Io posso avere anche le idee chiare, posso essere consapevole e fiducioso delle mie qualità ed avere una visione piena di speranza e ottimismo, ma se c’è la crisi, se le aziende chiudono (altro che assumere!) io che ci posso fare?”
Ebbene, la prima cosa da fare è mettere in discussione i presupposti:
Ora mettiamo che una persona risponda affermativamente a tutte le domande precedenti…ma non stia ancora trovando lavoro: questo sembrerebbe confermare che la causa di tutto sia solamente esterna: la crisi, il mercato, le aziende e…ah, dimenticavo…i selezionatori...!
Per quanto riguarda le nostre possibilità di azione, sono sempre stata convinta che questa dipendano dal livello in cui ci muoviamo: quello della realtà interna o quello della realtà esterna.
Sul primo livello, che comprende la nostra mente e il nostro corpo, i nostri pensieri, le nostre emozioni e i nostri comportamenti, abbiamo il massimo delle possibilità di controllo in quanto, per definizione, dipendono esclusivamente da noi! Questo chiaramente non significa che sia facile gestire noi stessi…ma millenni di studi fatti dalla filosofia e dalle religioni e più di recente dalle scienze e dalla psicologia ci hanno dato infiniti strumenti di intervento.
Ma sul secondo livello, sul mondo che ci circonda, che possibilità di controllo abbiamo? Qui ci sono dei limiti che non possiamo superare…o forse sì?!
Sono rimasta fortemente impressionata, come credo anche molti di voi, dall’impresa di Felix Baumgartner: l’austriaco che si è lanciato nel vuoto da un’altezza “spaziale” di 39km infrangendo contemporaneamente ben 3 record:
La caduta è durata in totale più di 5 minuti……
Forse solo le immagini, più che le parole, riescono a descrivere questa incredibile impresa…
Che cosa sono i record se non dei limiti abbattuti?
E cosa c’è di più limitante di un limite “fisico”, materiale?
Il limite dell’altitudine, il limite della temperatura (- 57 gradi C), il limite del vento?
Baugartner stesso descrive i pericolosi limiti da affrontare, in questa intervista riportata dal Corriere.it: "I rischi non sono pochi, per non parlare delle difficoltà prima di raggiungere la stratosfera. Solo un esempio: i primi 300 metri di salita con la capsula sono i più rischiosi, perché se qualcosa andasse storto, non avrei tempo né di uscire dalla capsula dispiegando il mio paracadute, né di aprire quello della capsula stessa».
Limiti "fisici" che si aggiungono a quelli fisiologici e psicologici che Felix ha affrontato con una lunga preparazione e similuzioni ad hoc (training mentale, esercizi cardiovascolari, galleria del vento, bungee camping…).
E di certo non si è scoraggiato dopo che i primi 2 tentativi di lancio (l’8 e 9 ottobre) erano falliti a causa delle condizioni metereologiche (altro limite esterno)! Quindi questa impresa conferma anche, tra le altre cose, l'importanza della preparazione, dell'allenamento, della perseveranza....
A questo punto la domanda sorge spontanea: E se i (veri) limiti fossero davvero solo nella nostra testa?!?
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In molti articoli su come cercare e trovare lavoro abbiamo affrontato il tema dei limiti che possono ostacolare nella ricerca del lavoro: la mancanza di un obiettivo chiaro, scarsa consapevolezza delle proprie competenze e soprattutto un atteggiamento “pessimista” nei confronti della realtà e delle proprie possibilità di riuscita.
Le obiezioni che possono essere rivolte a questa visione riguardano fondamentalmente la situazione esterna del mercato del lavoro su cui il singolo evidentemente ha poche possibilità di impatto.
Il ragionamento è il seguente: “Io posso avere anche le idee chiare, posso essere consapevole e fiducioso delle mie qualità ed avere una visione piena di speranza e ottimismo, ma se c’è la crisi, se le aziende chiudono (altro che assumere!) io che ci posso fare?”
Ebbene, la prima cosa da fare è mettere in discussione i presupposti:
Ora mettiamo che una persona risponda affermativamente a tutte le domande precedenti…ma non stia ancora trovando lavoro: questo sembrerebbe confermare che la causa di tutto sia solamente esterna: la crisi, il mercato, le aziende e…ah, dimenticavo…i selezionatori...!
Per quanto riguarda le nostre possibilità di azione, sono sempre stata convinta che questa dipendano dal livello in cui ci muoviamo: quello della realtà interna o quello della realtà esterna.
Sul primo livello, che comprende la nostra mente e il nostro corpo, i nostri pensieri, le nostre emozioni e i nostri comportamenti, abbiamo il massimo delle possibilità di controllo in quanto, per definizione, dipendono esclusivamente da noi! Questo chiaramente non significa che sia facile gestire noi stessi…ma millenni di studi fatti dalla filosofia e dalle religioni e più di recente dalle scienze e dalla psicologia ci hanno dato infiniti strumenti di intervento.
Ma sul secondo livello, sul mondo che ci circonda, che possibilità di controllo abbiamo? Qui ci sono dei limiti che non possiamo superare…o forse sì?!
Sono rimasta fortemente impressionata, come credo anche molti di voi, dall’impresa di Felix Baumgartner: l’austriaco che si è lanciato nel vuoto da un’altezza “spaziale” di 39km infrangendo contemporaneamente ben 3 record:
La caduta è durata in totale più di 5 minuti……
Forse solo le immagini, più che le parole, riescono a descrivere questa incredibile impresa…
Che cosa sono i record se non dei limiti abbattuti?
E cosa c’è di più limitante di un limite “fisico”, materiale?
Il limite dell’altitudine, il limite della temperatura (- 57 gradi C), il limite del vento?
Baugartner stesso descrive i pericolosi limiti da affrontare, in questa intervista riportata dal Corriere.it: "I rischi non sono pochi, per non parlare delle difficoltà prima di raggiungere la stratosfera. Solo un esempio: i primi 300 metri di salita con la capsula sono i più rischiosi, perché se qualcosa andasse storto, non avrei tempo né di uscire dalla capsula dispiegando il mio paracadute, né di aprire quello della capsula stessa».
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