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Perchè essere motivati e orientati è indispensabile per superare questa crisi

Tempo di lettura 5 min

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Oggi CoachLavoro ospita per la seconda volta un articolo di Luigi Miano, un collega Coach, che a gennaio ci aveva parlato dell'importanza di realizzarsi nel lavoro.

Luigi, traendo spunto dalle sue disavventure in un Bar, fa un'interessante riflessione su come la mancanza di motivazione e di amore per il proprio lavoro, per l'attività che si sta svolgendo, per i clienti e/o i fornitori con cui si interagisce quotidianamente sia causa non solo di insoddisfazione per la persona stessa...ma anche, indirettamente, di un sistema economico che non funziona.

Voi direte: "Ben altre sono le cause della crisi: la finanza, la globalizzazione...": queste sono sicuramente all'origine dei problemi che stiamo vivendo...ma è stato il significato che le persone (a partire dai politici fino alle casalinghe) hanno dato agli eventi che poi ha contribuito a mantenerli ed espanderli tramite una serie di azioni a catena! In sintesi..la paura della crisi porta ad un calo dei consumi di beni e servizi, che a sua volta porta ad un calo del fatturato delle aziende...che a sua volta porta a maggiore disoccupazione...che a sua volta porta un ulteriore calo dei consumi...e così via...

Comunque, la mia non voleva essere una lezione di economia, anche perchè non ne ho le competenze, ma una riflessione su come i nostri comportamenti possano avere un impatto sulla realtà, contribuendo a crearla!

Leggiamo ora la storia di Luigi e proseguiamo poi con le nostre riflessioni...

"Qualche giorno fa entro in un bar nessuno mi saluta. Vado alla cassa ordino un caffè ed il cassiere non mi risponde. Io ripeto la richiesta: un caffè per cortesia. Mi chiede cosa ho chiesto.. Ed io per la terza volta: “un caffè” per favore. Ringrazio e non ottengo risposta.... Gli chiedo il caffè. Non dice nulla e mentre parla con i suoi colleghi me lo serve ignorandomi completamente.

Trangugio velocemente il mio caffè, perché lì dentro voglio starci il meno possibile, e mi avvio verso la porta. Saluto sempre educatamente e non ricevo nessun saluto.

A questo punto potresti pensare: ok può capitare un bar di questo tipo, in fondo il mondo è bello perché vario. La prossima volta cambia posto.

Invece le cose non stanno esattamente così poiché ritengo che si sta diffondendo il disfattismo e la demotivazione, la mancanza di attenzione verso i clienti...

Situazioni simili accadono anche nei negozi, così come negli uffici, in banca, alle poste e tutti i servizi essenziali dove ti senti non preso in considerazione non solo come cliente ma anche come persona! Chiaramente ci sono delle eccezioni...ma rimangono appunto tali!

E questa è una notizia perché in tempi di recessione economica in cui i clienti dovrebbero essere trattati come dei Sultani sembra strano che si vada controcorrente.

Proviamo insieme ad individuarne le cause:

  • La prima causa potrebbe essere una fortissima demotivazione rispetto alla attività che si sta prestando. Nel caso in cui si sia un commesso e dipendente le motivazioni sono legate al tipo di attività. Nel caso in cui si sia invece titolari siamo di fronte ad una scelta di vita sbagliata da rimettere in discussione. La crisi dovrebbe portare verso l’eccellenza e non allo sbrago.
  • Sono convinto che per reggere a questi difficilissimi tempi si debba amare fortemente il proprio mestiere. A proposito di eccezioni positive...qualche giorno fa in un supermercato mi ha servito al banco un salumiere  eccezionale. Aveva la battuta pronta, sempre con il sorriso, scherzava con tutti i clienti. Era un piacere vederlo all’opera. Sono sicuro che amava quel lavoro o almeno se lo faceva piacere fortemente. L’amore per il proprio mestiere è indipendente da cosa si faccia e da quanto si guadagni!
  • C’è in alcuni esercenti ed imprenditori, impiegati l’idea che tutto sia garantito. Entra un cliente ed è certo che acquisti. Credo che si debba lavorare molto su questa cultura del tutto garantito. Oggi sono i clienti che scelgono il prodotto ed il negozio. Il cliente comanda, mai come oggi!
  • Avverto in molti lavoratori al servizio della clientela una frustrazione e repressione che viene scaricata in massa sul destinatario finale del servizio. Ci sono persone intrappolate in attività che detestano o mal sopportano che sono rabbiose verso sé stesse e verso il mondo. Il lavoro quotidiano diviene quindi una sorta di sfogo di tutti i rospi mandati giù. 

Tirando le fila: sono convinto che questa è la strada che porta dritto verso il fallimento.

Non si combatte un periodo di depressione economica con queste armi.

Occorre sviluppare una solida cultura del cliente. Amare il proprio lavoro o cercare di fare tutto il possibile per amarlo. Occorre pensare da imprenditori anche se non lo si è e mettersi sempre nei panni dei clienti."

Concludo questa riflessione di Luigi, sottolineando l'importanza per ciascuno di essere orientato a fare un lavoro che veramente lo motivi e lo soddisfi, che sia adatto alle sue caratteristiche, in cui possa dare il meglio di sè!

Per fare questo bisogna conoscere molto bene sè stessi, sapersi confrontare con il mercato per trovare un lavoro su misura per sè!

Sì! Bisogna concedersi questo lusso perchè se tutti lo facessimo, se tutti fossimo le persone giuste nei posti giusti, saremmo non solo più felici ma anche più produttivi, più efficaci, dando più valore ai nostri clienti, all'azienda per la quale lavoriamo e in generale alla società!

Che ne pensate?


di Mariangela Tripaldi
Psicologa del Lavoro abilitata, Coach specializzata nella Crescita professionale e nello Sviluppo di Carriera e Fondatrice di Coachlavoro.com.
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Luigi, traendo spunto dalle sue disavventure in un Bar, fa un'interessante riflessione su come la mancanza di motivazione e di amore per il proprio lavoro, per l'attività che si sta svolgendo, per i clienti e/o i fornitori con cui si interagisce quotidianamente sia causa non solo di insoddisfazione per la persona stessa...ma anche, indirettamente, di un sistema economico che non funziona.

Voi direte: "Ben altre sono le cause della crisi: la finanza, la globalizzazione...": queste sono sicuramente all'origine dei problemi che stiamo vivendo...ma è stato il significato che le persone (a partire dai politici fino alle casalinghe) hanno dato agli eventi che poi ha contribuito a mantenerli ed espanderli tramite una serie di azioni a catena! In sintesi..la paura della crisi porta ad un calo dei consumi di beni e servizi, che a sua volta porta ad un calo del fatturato delle aziende...che a sua volta porta a maggiore disoccupazione...che a sua volta porta un ulteriore calo dei consumi...e così via...

Comunque, la mia non voleva essere una lezione di economia, anche perchè non ne ho le competenze, ma una riflessione su come i nostri comportamenti possano avere un impatto sulla realtà, contribuendo a crearla!

Leggiamo ora la storia di Luigi e proseguiamo poi con le nostre riflessioni...

"Qualche giorno fa entro in un bar nessuno mi saluta. Vado alla cassa ordino un caffè ed il cassiere non mi risponde. Io ripeto la richiesta: un caffè per cortesia. Mi chiede cosa ho chiesto.. Ed io per la terza volta: “un caffè” per favore. Ringrazio e non ottengo risposta.... Gli chiedo il caffè. Non dice nulla e mentre parla con i suoi colleghi me lo serve ignorandomi completamente.

Trangugio velocemente il mio caffè, perché lì dentro voglio starci il meno possibile, e mi avvio verso la porta. Saluto sempre educatamente e non ricevo nessun saluto.

A questo punto potresti pensare: ok può capitare un bar di questo tipo, in fondo il mondo è bello perché vario. La prossima volta cambia posto.

Invece le cose non stanno esattamente così poiché ritengo che si sta diffondendo il disfattismo e la demotivazione, la mancanza di attenzione verso i clienti...

Situazioni simili accadono anche nei negozi, così come negli uffici, in banca, alle poste e tutti i servizi essenziali dove ti senti non preso in considerazione non solo come cliente ma anche come persona! Chiaramente ci sono delle eccezioni...ma rimangono appunto tali!

E questa è una notizia perché in tempi di recessione economica in cui i clienti dovrebbero essere trattati come dei Sultani sembra strano che si vada controcorrente.

Proviamo insieme ad individuarne le cause:

  • La prima causa potrebbe essere una fortissima demotivazione rispetto alla attività che si sta prestando. Nel caso in cui si sia un commesso e dipendente le motivazioni sono legate al tipo di attività. Nel caso in cui si sia invece titolari siamo di fronte ad una scelta di vita sbagliata da rimettere in discussione. La crisi dovrebbe portare verso l’eccellenza e non allo sbrago.
  • Sono convinto che per reggere a questi difficilissimi tempi si debba amare fortemente il proprio mestiere. A proposito di eccezioni positive...qualche giorno fa in un supermercato mi ha servito al banco un salumiere  eccezionale. Aveva la battuta pronta, sempre con il sorriso, scherzava con tutti i clienti. Era un piacere vederlo all’opera. Sono sicuro che amava quel lavoro o almeno se lo faceva piacere fortemente. L’amore per il proprio mestiere è indipendente da cosa si faccia e da quanto si guadagni!
  • C’è in alcuni esercenti ed imprenditori, impiegati l’idea che tutto sia garantito. Entra un cliente ed è certo che acquisti. Credo che si debba lavorare molto su questa cultura del tutto garantito. Oggi sono i clienti che scelgono il prodotto ed il negozio. Il cliente comanda, mai come oggi!
  • Avverto in molti lavoratori al servizio della clientela una frustrazione e repressione che viene scaricata in massa sul destinatario finale del servizio. Ci sono persone intrappolate in attività che detestano o mal sopportano che sono rabbiose verso sé stesse e verso il mondo. Il lavoro quotidiano diviene quindi una sorta di sfogo di tutti i rospi mandati giù. 

Tirando le fila: sono convinto che questa è la strada che porta dritto verso il fallimento.

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