CV efficace: caratteristiche e contenuti essenziali

Negli ultimi decenni, passando dalla versione cartacea, stampata, a quella digitale, il CV ha cambiato forma, ma non la sua essenza: esso, infatti, resta uno strumento indispensabile nella ricerca del lavoro, sia che questa avvenga tramite portali di annunci che su piattaforme come Linkedin, sia attraverso una candidatura diretta. Questo documento viene sempre richiesto e proposto come sintesi ufficiale del curriculum vitae et studiorum, ovvero del percorso di vita, lavoro e studio, da racchiudere in un paio di facciate. Nella maggior parte dei casi, ovvero quando manca una conoscenza pregressa della persona, un CV efficace rappresenta quel mezzo di comunicazione che determina il proseguimento del processo di selezione e di successivo approfondimento del profilo stesso.

Alcuni percepiscono  il CV come un limite invalicabile, che non consente di far comprendere il proprio valore professionale e vorrebbero poter arrivare direttamente al contatto diretto con l’azienda per raccontare chi sono e cosa sanno fare. Questo sarebbe anche possibile se ci fossero massimo una o due persone in gioco, ma con tanti potenziali candidati interessati (e interessanti) adottare una soluzione del genere diventa pressoché impossibile!

Altri, pur comprendendone l'utilità, elaborano il Curriculum anche più e più volte, facendo fatica a trovare la chiave giusta per raccontarsi  e le parole adeguate per descriversi. Quindi optano per un CV minimal composto da nomi, date e qualche parola chiave, oppure si affidano a template (solo grafici o con compilazione guidata), senza però mai riuscire a rispecchiarsi pienamente in ciò che leggono sullo schermo.

Se ti riconosci nel primo caso o nel secondo, o anche se ti stai accingendo - magari per la prima volta - a mettere mano al tuo CV, questo articolo ti aiuterà innanzitutto a comprendere la reale funzionalità del CV, rendendolo un alleato piuttosto che un nemico! In secondo luogo, ti fornirà le linee guida essenziali per costruire un CV efficace: un documento chiaro, completo e ben strutturato.

A cosa deve assomigliare un CV efficace

Per comprendere che cos’è e a cosa serve un CV, spesso si utilizzano delle metafore. Ho scelto quelle che a mio avviso riescono meglio a mettere in luce particolari aspetti e funzionalità di un curriculum efficace.

Vediamole insieme.

CV come biglietto da visita

Quando si descrive il CV come un biglietto da visita, ci si riferisce proprio al fatto che, nella maggior parte dei casi, è il primo elemento di contatto con chi non ti conosce. Pertanto, l’impatto visivo è fondamentale per una prima impressione positiva.

A questo riguardo, quello che conta non è solo l’aspetto grafico e i colori, ma anche e soprattutto la chiarezza e immediatezza delle informazioni presentate, in modo tale da riconoscere la persona (nome e cognome) e la sua funzione (ovvero di cosa si occupa) e poterla contattare (mail, telefono, eventuali social).

NB: Se anche solo una di queste informazioni manca, oppure si confonde tra le altre, ecco che il biglietto da visita diventa inutile!

Infine, come nel biglietto da visita, anche nel CV è fondamentale l’utilizzo dello spazio, che può essere usato pienamente (considerando sia fronte che retro), ma sempre facendo attenzione ad evitare un sovraffollamento.

Cv come passaporto

Se ci pensi, il curriculum come un passaporto serve per passare da un’azienda e/o da un tipo di lavoro a un altro. Se le nazioni appartengono a uno stesso ambito, a uno “spazio comune”, il documento da presentare sarà quasi una formalità, ma se le nazioni sono distanti tra di loro (i.e. tra ruoli / settori distanti tra loro), allora è fondamentale verificare prima le regole di ingresso nel nuovo paese, ovvero quali sono i requisiti richiesti e quelli fondamentali, per essere certi di possederli e di valorizzarli adeguatamente.

Cv come spot pubblicitario

Come uno spot pubblicitario, il tuo curriculum ha solo pochi secondi per catturare  l'attenzione del selezionatore e comunicare la tua unicità rispetto alla “concorrenza”.

Molti, per ottenere questo effetto, dedicano le parti più discorsive del CV a descrivere gli aspetti più personali e motivazionali / emozionali, ma con il rischio di perdere di vista il nucleo essenziale, ovvero le competenze e il valore offerto. Proprio come succede a quelle pubblicità (come i profumi, ad esempio), in cui solo alla fine intuisci a quale prodotto facciano riferimento!

CV come vetrina

Ultima, ma non per importanza, la metafora del CV come una vetrina del negozio fa riferimento al fatto che nel CV non si può e non si deve mostrare il tuo “campionario” completo di ciò che hai fatto e sai fare, non solo perché lo spazio a disposizione è davvero limitato, ma perché rischieresti di mandare in confusione il tuo potenziale “cliente”.

Lo scopo della “vetrina del CV” è quello di mostrare solo i tuoi “pezzi forti”, il meglio che puoi offrire per svolgere quella professione, per indurre il cliente interessato (alias selezionatore) a entrare nel negozio per scoprire quello che puoi effettivamente avere di interessante rispetto alle sue specifiche esigenze.

Un CV efficace deve assomigliare a una vetrina
Un CV efficace deve assomigliare a una vetrina

Cosa non è (e non deve essere) un CV

Se le precedenti metafore sono servite a mettere in luce le caratteristiche essenziali di un CV efficace e della sua funzione, ora ci concentriamo su ciò che il Curriculum non è (e non deve essere!)

Non è un'autobiografia

Il CV rischia di diventare un’autobiografia se, per fornire informazioni dettagliate e circostanziate sulle esperienze svolte e sui passaggi fatti, la lunghezza diventa eccessiva (superiore alle 3 pagine!), e/o se arrivi fino a giustificare i motivi di ciascuna pausa, salto, trasferimento, etc.

Al contrario, il CV serve, come un trailer di un film, a fornire una rappresentazione sintetica delle tappe del tuo percorso, di ciò che hai realizzato e che hai appreso da ciascuna di esse.

Non è un profilo psicologico

Una tendenza piuttosto diffusa è quella di inserire all’interno del CV descrizioni particolareggiate del proprio carattere, in termini di caratteristiche e doti personali, oltre che della propria motivazione (ovvero di ciò che si cerca nel lavoro).

Nonostante questi siano TUTTI elementi che nella selezione devono (dovrebbero) essere presi in considerazione, non sono elementi idonei ad essere presentati e valorizzati nel CV, che non è un profilo psicologico!

All’interno del CV, vanno piuttosto privilegiati elementi concreti: esperienze fatte, progetti svolti, risultati raggiunti, eventualmente indicando anche il modo in cui sono stati perseguiti (in termini di approccio e di comportamenti).

Non è un elenco cronologico

Nonostante sia contraddistinto da una successione di esperienze (di formazione e di lavoro) in ordine cronologico (generalmente inverso, ovvero dal più recente al più remoto), il CV non deve ridursi ad un mero elenco di date, job title e nomi di aziende…

Dovrebbe piuttosto “raccontare una storia” (seppure in una manciata di paragrafi), offrendo le informazioni utili per comprendere cosa tu abbia fatto, ottenuto e appreso all’interno di ogni specifico ruolo.

Il vero scopo del CV

È vero che lo scopo di un CV efficace deve essere quello di “colpire” il selezionatore, comunicare tutte le tue capacità e qualità, e farti percepire come il profilo migliore in assoluto per quella posizione? Non proprio!

Lo scopo primario di un CV efficace è quello di favorire il primo screening e quindi di convincere chi lo legge a contattarti per approfondire i punti di interesse, emersi dalla lettura stessa.

Compreso questo, il tuo obiettivo diventa non più quello di dire “tutto”, ma “quanto basta” per arrivare al colloquio!

Analogamente, per emergere rispetto agli altri potenziali candidati, non serve tanto presentarsi come “superiori” , farcendo il CV con titoli, certificati, nomi di aziende blasonate o job title roboanti (che tra l’altro potrebbero anche non interessare all’azienda in questione, NdR), ma piuttosto mostrare coerenza tra formazione, esperienza e posizione per cui ti stai proponendo.

Cosa è davvero essenziale

Per avere un CV efficace e di impatto, non serve utilizzare una grafica innovativa e originale (a meno che tu non abbia un profilo creativo), né usare frasi ad effetto per fare “colpo” sul selezionatore, ma piuttosto essere correlato a ciò che l’azienda sta cercando e convincente, ovvero fornire prove credibili circa l’esperienza e la competenza acquisita.

Per ottenere questo effetto, bisogna innanzitutto  tenere conto di quali sono le caratteristiche essenziali di un CV efficace, poi curare tutto il processo di costruzione del CV a partire dalla fase iniziale (fondamentale in tutti i sensi) e infine sviluppare i contenuti in modo strategico. Vediamo insieme come.

Caratteristiche

Un CV efficace deve raccontare la tua storia formativa e professionale, in modo tale da dimostrare di possedere quei requisiti (in termini di qualifiche, ruoli ricoperti e attività svolte nei rispettivi contesti organizzativi e di business) coerenti con il profilo che intendi rappresentare (Account, Marketing manager, ecc).

Deve pertanto presentare le ragioni per cui ritieni di essere la “persona giusta” per quel ruolo, in termini di conoscenze (quello che sai), capacità (quello che sai fare) e risultati che hai già ottenuto nelle diverse esperienze di lavoro (e non solo). Pertanto, ciò che deve caratterizzare il CV è:

A proposito di quest’ultimo punto, come abbiamo scritto sul sito nell’articolo “Voglio un lavoro qualsiasi”, chi si presenta con un profilo coerente e riconoscibile (potremmo dire, in termini di marketing, un brand), ha senz’altro maggiori probabilità di trovare un lavoro di “qualità” in linea con le proprie aspettative e legittime aspirazioni.

Evita quindi di presentarti con un CV qualsiasi per chiedere un lavoro qualsiasi, ma scegli il tuo target principale (in termini di ruolo / area professionale) e proponiti in modo mirato per rispondere alle  caratteristiche richieste da quella specifica posizione.

Questo significa selezionare cosa inserire e soprattutto (visto che il tuo titolo di studio e le posizioni di lavoro che hai ricoperto in passato non possono essere modificate!), come presentarle e con quale taglio raccontarle.

Per fare degli esempi, se ti stai candidando per un ruolo manageriale rispetto ad uno esecutivo, se vuoi evidenziare le tue competenze di analisi dei dati rispetto a quelle organizzative, quelle tecniche della funzione rispetto a quelle più gestionali, allora presenterai maggiori informazioni e sui primi rispetto che sui secondi. Ciò di cui fornirai più dettagli avrà maggiore peso e riceverà maggiore attenzione dal selezionatore.

Costruzione di un modello di CV efficace
Costruzione di un modello di CV efficace

Costruzione

Per costruire un CV efficace, differentemente da quanto si potrebbe pensare, non si parte da un foglio bianco, né da un template, né da un modello precompilato!

Il processo di costruzione si fonda su una scelta ben precisa, da fare a monte, ovvero sul tipo di ruolo che intendi ricoprire, che implica determinate responsabilità e richiede specifiche competenze.

Definire il tuo obiettivo lavorativo serve a definire il taglio da dare al CV, ovvero la prospettiva da cui raccontare il tuo percorso formativo e professionale.

In base a questa prospettiva, cambia il profilo professionale che presenti, gli elementi (esperienze, attività, progetti, risultati, qualifiche, corsi, ecc) che inserisci e quelli che ometti e infine cambia il linguaggio e le parole che utilizzi.

Infatti, differentemente da quanto si crede solitamente, non esiste un solo modo per raccontare un percorso di carriera. Sulla tua storia (sì, anche sulla tua!) si possono costruire racconti differenti e analogamente credibili.

NB: Presumibilmente su alcuni avrai più elementi e carte da giocarti rispetto ad altri, ma starà a te scegliere su quale puntare!

Ecco ora in sintesi gli step da seguire per la costruzione di un CV efficace per davvero:

  1. scegli il tuo obiettivo professionale sulla base di un’analisi delle tue competenze e preferenze professionali e del confronto con il mercato,
  2. ripercorri a ritroso tutto il tuo percorso formativo, professionale ed anche extra professionale. Usa un file - canovaccio dove annotare tutto ciò che emerge dal tuo flashback.
  3. parti dal macro e procedi nel micro: elenca prima tutte le esperienze di studio, quelle di lavoro e infine quelle extra-professionali. Poi, per ciascuna, esplicita le attività svolte, conoscenze e capacità acquisite, progetti svolti e traguardi raggiunti.
  4. seleziona gli elementi (macro e micro) che risultano maggiormente allineati al tuo obiettivo (punto 1): quali sono più coerenti e significativi?
  5. elabora i contenuti seguendo le indicazioni della prossima sezione
  6. sistema gli aspetti grafici e la formattazione
  7. Rileggi / fai rileggere il tuo CV per verificare che rispecchi le caratteristiche che abbiamo elencato sopra, ovvero: chiarezza, leggibilità, cura della forma e coerenza.

Contenuti

Anche nel CV, come nella Comunicazione, possiamo affermare che “Content is king”, ovvero che il contenuto è sovrano rispetto al resto (che rappresenta un contorno).

È ciò che vuoi comunicare, in base al posizionamento prescelto, a determinare la forma del CV (in termini sia di grafica che di sezioni da utilizzare) e non viceversa!

Prima di entrare nel merito dei contenuti essenziali da inserire e di quelli opzionali, ci tengo a precisare un aspetto di fondo che viene generalmente trascurato tra le linee guida di un CV efficace che puoi trovare online: quello che conta maggiormente nel CV non è tanto “dichiarare”, ma mostrare cosa sai fare e quanto bene sei in grado di farlo, attraverso la descrizione di “fatti”, come si dice Show, don’t tell”.

Fatta questa dovuta precisazione, vediamo ora insieme quali sono le tipologie di contenuto essenziali, che non possono assolutamente mancare e infine gli elementi opzionali da inserire.

Dati personali

Servono per identificarti, collocarti geograficamente e contattarti. In questa sezione, collocata generalmente nell’intestazione del CV, è sufficiente inserire: nome e cognome, città in cui abiti, indirizzo mail e contatto telefonico principale. Non è necessario invece indicare (salvo ove espressamente richiesto, ad esempio in caso di concorsi o bandi) l’indirizzo completo di domicilio / residenza, luogo e data di nascita.

Profilo / sintesi iniziale

Rappresenta la sezione core del CV. Eppure, nel 90% dei casi, viene bypassata oppure ridotta a poche righe introduttive o ad una generica dichiarazione di ottime qualità personali e di forte motivazione lavorativa. Invece il profilo iniziale costituisce la cornice di riferimento all’interno della quale viene letto tutto il resto del CV.

Qui puoi racchiudere quegli elementi professionali che dimostrano che tu sia un candidato valido e credibile per la posizione per cui ti proponi: dall’esperienza pluriennale nel settore alle specifiche competenze di ruolo / funzione, dalle qualifiche conseguite alle soft skills rilevanti per la posizione stessa.

Questa sintesi, definita anche summary o abstract, fornisce quindi un’anteprima su ciò che poi il lettore troverà dettagliato all’interno del CV, che serve quindi per argomentare e dimostrare concretamente quanto dichiarato nel profilo.

Esperienze formative (oppure Istruzione / Formazione)

Questa sezione raccoglie i principali titoli di studio che hai conseguito, ma anche le qualifiche professionali, certificazioni in corso di validità, convegni, corsi di formazione o aggiornamento. Se la lista inizia a farsi lunga, il rischio è quello che l’attenzione di chi legge si disperda (o che salti proprio la sezione), senza notare magari proprio quel corso o quella certificazione che avrebbe potuto fare pendere la bilancia a tuo favore!

Per questo, è indispensabile fare una selezione, chiedendoti: Quali tra i titoli / corsi conseguiti sono più rilevanti per la posizione a cui ti stai proponendo? Quali i più recenti?

NOTA 1: Se fosse proprio la varietà di discipline che hai approfondito e l’ampiezza delle tue competenze a rappresentare gli aspetti per te differenzianti, allora potresti suddividerli per categoria / materia (es: Qualità, Ambiente, Sicurezza, ecc).

NOTA 2: Se sei un profilo junior, oppure un neodiplomato/neolaureato senza esperienza di lavoro, questa è senz’altro la sezione più importante del CV, seconda per importanza solo al profilo / summary iniziale). Quindi puoi ampliarla maggiormente rispetto ad un profilo senior. Non aver timore di citare qui anche le materie del tuo corso di studi, eventuali workshop, project work, tesi di laurea, ecc. Il criterio da utilizzare è sempre quello dell’attinenza rispetto alla posizione / funzione (marketing, controllo di gestione, ecc) per cui ti stai proponendo. Qui potrai citare anche eventuali esperienze di studio all’estero, mentre i tirocini e/o le collaborazioni effettuate durante il percorso formativo possono andare di diritto nella sessione successiva.

Esperienze lavorative (o Esperienze professionali)

Questa sezione, generalmente la più corposa del CV (tranne che ovviamente per i profili junior), raccoglie la descrizione dei ruoli che hai ricoperto, con relativa indicazione del periodo di riferimento (nella modalità “anno - anno” oppure “mese/anno - mese/anno”) e dell’azienda / organizzazione presso cui hai operato. Rispetto a quest’ultima, può essere utile aggiungere anche una presentazione sintetica dell’azienda, perché serve a identificare non solo il tipo di settore e di business, ma anche la complessità organizzativa affrontata. Per fare questo, sono sufficienti 1 o 2 righe: eccedendo questa misura, rischieresti di valorizzare più l’azienda che quello che tu fai / hai fatto al suo interno!

Altro dettaglio fondamentale è il titolo della posizione. Se ti sei già dedicato alla fase di analisi del posizionamento, ti sarà più semplice trovare il job title più corretto per identificarti, senza temere, eventualmente, di modificare quello “ufficiale” se non ti rappresenta pienamente, oppure se rischia di essere non compreso o frainteso al di fuori dell’azienda.

Per quanto riguarda, infine, la descrizione del tuo ruolo, quello che conta non è descrivere nei minimi particolari ciò che fai / hai fatto, gli strumenti e le procedure applicate, ma piuttosto far comprendere la tua collocazione all’interno dell’organizzazione e il tuo ambito di responsabilità. Poi potrai dettagliare le attività più coerenti e rilevanti rispetto alla posizione da ricoprire, che a loro volta vanno a dimostrare il possesso delle competenze che hai dichiarato nel profilo iniziale.

Competenze linguistiche

In questa sezione vai ad indicare quali lingue conosci, con il relativo livello di conoscenza. Riguardo a quest'ultimo, non è necessario (anche se utile) possedere una certificazione ufficiale, in quanto si tratta solo di un'autovalutazione da effettuare in base agli standard Europei (dal livello A1 al C2). Ti suggerisco di inserire sempre qui (e non ad esempio nella sezione delle Esperienze formative) sia eventuali corsi / lezioni di lingua svolte, oltre che eventuali attestati o certificazioni. In questo modo, tutte le informazioni relative alla conoscenza delle lingue sono contenute in un unico posto.

Competenze informatiche (e/o tecniche)

Qui puoi inserire i pacchetti applicativi, software gestionali, grafici e linguaggi di programmazione sai utilizzare, specificando anche un’autovalutazione del relativo livello di padronanza (utile ma non essenziale). Per quanto riguarda le certificazioni, vale quanto scritto per le competenze linguistiche.

È possibile accorpare questa sezione con quella delle competenze linguistiche se e solo se nessuna delle tue tipologie di competenze risulta rilevante per il tuo profilo professionale. Per fare un esempio, se lavori nel turismo oppure nel commerciale estero, ad esempio, varrà la pena tenere bene in evidenza la sezione relativa alle lingue; analogamente per quanto riguarda un Developer o un Solution Architect, sarà necessario distinguere e tenere in evidenza le capacità in ambito IT.

Informazioni aggiuntive

All’interno di questo cappello puoi collocare una miscellanea di informazioni, che non sono tanto rilevanti da meritarsi un posto “d’onore” nelle altre sezioni, ma che comunque può essere utile citare: brevi collaborazioni, esperienze extra-professionali, paesi visitati, attività associative o di volontariato, hobby e interessi.

Qui puoi indicare anche dati opzionali quali: disponibilità a trasferte e trasferimenti (in Italia e/o all’estero), possesso di patenti di guida e data di nascita (esatto, indicare la tua età NON è obbligatorio).

Disclaimer: il fatto che si tratti di una sezione “mista” non significa che debba diventare…un cestino per i rifiuti indifferenziati! Il criterio da utilizzare è sempre lo stesso, ovvero indicare ciò che è pertinente rispetto al tuo obiettivo professionale.

Ad esempio, la pratica pluriennale di uno sport può diventare un fattore rilevante per presentarti per collaborare con un brand di abbigliamento sportivo, l’aver viaggiato in mezzo mondo o aver soggiornato a lungo in un paese estero può essere un fattore rilevante se ti proponi come Export Manager, l’attività all’interno di un’associazione dà un fondamento più concreto alla tua candidatura presso un Ente del Terzo Settore, e così via.

Autorizzazione al trattamento dati

In calce al CV inserisci sempre l’autorizzazione al trattamento dei tuoi dati personali  ai fini della selezione, per permettere ai recruiter di contattarti direttamente. Infatti, anche se non si tratta di un elemento obbligatorio, per poter usare i dati per contattarti, i selezionatori dovrebbero prima chiederti il rilascio del consenso, e questo passaggio potrebbe di fatto rallentare se non ostacolare il processo di selezione. Per approfondire, leggi anche questo articolo molto dettagliato sul tema.

La dicitura che puoi utilizzare, che fa riferimento sia al Decreto Privacy italiano, tuttora in vigore, che al recente GDPR europeo, è la seguente:

Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi ai sensi del Decreto Legislativo 196/2003, coordinato con il Decreto Legislativo 101/2018, e dell’art. 13 del GDPR (Regolamento UE 2016/679) ai fini della ricerca e selezione del personale.

Cosa è opzionale

Dopo aver illustrato le informazioni essenziali da inserire in un CV efficace, procediamo con l’esaminare quegli elementi che non sono prioritari né tantomeno obbligatori e che vanno inseriti solo se e quando possono rappresentare un elemento differenziante.

Soft skill

Diversi CV presentano una sezione dedicata alle competenze trasversali possedute, indicate o sotto forma di elenco (Comunicazione assertiva, Empatia, Precisione, Organizzazione), talvolta accompagnato da una scala graduata per indicarne il livello di possesso, oppure in una versione estesa (con una breve descrizione della skill stessa). Nonostante l’effettiva rilevanza di questo tipo di skill sulle performance lavorative, presentarle sotto forma di elenco non fa davvero la differenza su un CV, a maggior ragione visto che gli elenchi presentati tendono ad essere tutti piuttosto simili tra loro!

Inoltre, un’autovalutazione di questo tipo non è considerata credibile dai selezionatori, che apprezzano decisamente di più, come indicato sopra, che queste competenze siano dimostrate attraverso le attività svolte (sia nel lavoro che al di fuori) e i risultati raggiunti.

Hobby & Interessi

Si tratta di una sezione “interessante” nella misura in cui gli elementi inseriti servono a completare il tuo profilo professionale, in quanto mostrano qualcosa in più su di te, su ciò che ti interessa o ti piace fare e con le attività che svolgi (o hai svolto in passato) nel tempo libero. Quindi utilizzala solo per comunicare informazioni specifiche e di valore, e non per scrivere qualcosa “tanto per” riempire uno spazio.

In altre parole, puoi evitare di inserire elementi generici e scontati quali viaggi, cinema, libri. Puoi invece indicare i viaggi svolti in Oriente e/o la tua conoscenza della cultura orientale se ti stai proponendo come Export Manager per l’Estremo Oriente (a maggior ragione se non hai esperienza pregressa su quest’area).

Progetti / Risultati

Sotto ciascuna esperienza lavorativa (soprattutto per quelle più recenti e/o significative) può essere utile indicare eventuali progetti a cui hai partecipato o iniziative a cui hai contribuito, dall’implementazione di un nuovo software gestionale alla proposta di un volontariato aziendale. Si tratta quindi di attività che rappresentano un “extra” rispetto alle normali attività quotidiane, pur essendo correlate ad essa e che sono tanto più interessanti quanto più ti consentono di mostrare il tuo potenziale, ovvero una o più abilità che non fanno parte del tuo ruolo attuale, ma che rappresentano un margine di sviluppo per il futuro.

L’ho inserita nella sezione “Opzionale” perché pur trattandosi di informazioni interessanti, non sono effettivamente essenziali.

Stesso discorso vale per la dichiarazione di eventuali risultati che hai conseguito o che hai contribuito a conseguire grazie alle attività quotidiane svolte o ai progetti “extra” implementati: può trattarsi di risultati di tipo quantitativo (es: % aumento del fatturato in una certa area o riduzione dei costi di magazzino) oppure qualitativi (es: maggiore collaborazione all’interno del reparto).

Diverse guide sul Curriculum stressano particolarmente l’importanza dei risultati, che servono effettivamente per dare evidenza al tuo valore, ma che di fatto non sono applicabili a tutti i ruoli (in particolare alle figure più operative).

Come sempre, se non trovi nulla da dichiarare, piuttosto che cercare di imbastire qualche frase general generica (es: Ho completato le attività nei tempi previsti), è decisamente preferibile concentrarti sul fornire maggiori dettagli rispetto alle attività svolte quotidianamente, magari indicando gli strumenti che utilizzi o la tipologia di interlocutori (clienti business, fornitori esteri, ecc) con cui ti interfacci.

Template & Font

Molti sostengono che sia fondamentale avere un CV "bello", che “faccia colpo sul selezionatore”, mentre un Curriculum poco attraente visivamente rischia di “perdersi” tra gli altri CV e di finire per essere scartato senza neanche essere letto. La convinzione che l’estetica rappresenti il fattore primario di attrattività (o meno) del CV porta di conseguenza a concentrare l’attenzione sugli aspetti grafici e a distoglierla invece su ciò che conta davvero: il contenuto !

Per questo, ho inserito il template o modello grafico tra gli elementi non prioritari nel CV.

Questo non significa chiaramente trascurare l’aspetto estetico e presentarsi con un CV abbozzato (anche perché tra le caratteristiche fondamentali del CV abbiamo indicato la cura della forma ). Ciò che conta è piuttosto scegliere un template che consenta di contenere in modo adeguato il testo, senza comprimerlo ma piuttosto rendendolo il più leggibile possibile. Tanto più un template è semplice, pulito, privo di fronzoli (e di tabelle / caselle di testo), più sarà fruibile sia per chi legge ma anche per chi lo scrive!

Per quanto riguarda il colore del font, ti suggerisco di usare sempre classico nero o grigio antracite, mentre per eventuali colonne laterali o cornici, puoi abbinare un secondo colore a tuo piacimento, ma non di più.

Altro

Altri elementi non obbligatori sono:

CV efficace in sintesi

Quello che conta in un CV efficace è che ci sia tutto l’essenziale per presentare il tuo profilo, descrivendo in modo chiaro e coerente ciò che hai da offrire per quella posizione e per quell’azienda. Questo significa focalizzarti prima sul contenuto e poi sulla forma, evitando di disperdere energie inutili per cercare di far entrare il tuo percorso e le tue caratteristiche uniche all’interno di rigidi standard e di clichè.

Un vero CV efficace deve risultare semplice ma non semplicistico, breve ma non stringato, che non minimizzi o non dia per scontato ciò che hai fatto e che hai appreso ma che aiuti ad esplicitarlo nel modo più chiaro possibile

PS: Vuoi toglierti qualsiasi dubbio ed essere certo di ottenere un CV redatto a regola d’arte? Coachlavoro può accompagnarti passo passo nell’aggiornamento e nell’ottimizzazione dei contenuti e della forma grafica del CV, garantendoti un risultato professionale.

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Strategia di ricerca lavoro: 10 consigli utili

Molte delle persone che si rivolgono a Coachlavoro per cercare orientamento e supporto nella ricerca di un nuovo lavoro, spesso ci chiedono: “Quali sono i canali di ricerca lavoro più efficaci?”, “Dove posso trovare nuove opportunità in linea con il mio profilo?”, “Come posso farmi trovare da recruiter e aziende?” e ancora: “Se nessuno mi risponde quando mi candido agli annunci, cos’altro potrei fare?”.

Se anche tu ti stai facendo le stesse domande, significa che nonostante i dubbi, le difficoltà e anche la frustrazione causata dal confronto di certo non facile con il mercato del lavoro, hai deciso di non lasciarti andare allo scoraggiamento e di cercare nuove soluzioni, piuttosto che continuare a lamentarti del problema. Di fatti, come recita un noto aforisma:

Se continui a fare quello che hai sempre fatto, continuerai ad ottenere ciò che hai sempre avuto.” Warren G. Bennis.

In altre parole, se continui a cercare lavoro in modo casuale, discontinuo e concentrandoti sempre su un unico canale di ricerca, difficilmente potrai ottenere risultati diversi da quelli avuti finora.

Ciò che ti serve è una strategia che tenga conto del tuo profilo professionale, del tuo target e delle specificità dei diversi canali di ricerca, per gestire la tua ricerca di un nuovo lavoro in modo efficace, efficiente e sostenibile.

CONSIGLI UTILI PER MIGLIORARE LA TUA STRATEGIA DI RICERCA LAVORO

Da dove partire? In questo articolo ti suggeriamo 9 utili consigli (+ 1 fondamentale!) da seguire sin da subito che ti aiuteranno a costruire la migliore strategia per cercare opportunità di lavoro o potenziare quella che hai usato finora.

Partiamo dal +1: La prima cosa da fare, prima ancora di delineare qualunque piano strategico è definire con chiarezza il tuo obiettivo professionale, in termini di: ruolo, livello di responsabilità e di expertise richiesta, tipologia di azienda / settore, modalità di lavoro (in sede, da remoto o ibrido), collocazione geografica e così via.

NB: Se non hai ancora chiaro cosa vuoi (e puoi) fare,  allora dovresti innanzitutto soffermarti su questo aspetto, senza se e senza ma! Non riesci a farlo da solo? Hai poche idee ma tanto confuse?  per comprendere esattamente di cosa hai bisogno e ottenere un supporto personalizzato. E ora, procediamo con i 10 consigli utili per migliorare la tua ricerca del lavoro:

  1. Scegli il tipo di approccio da adottare per la tua ricerca: formale o informale, diretto o tramite contatti interni, online / offline, in base all’obiettivo di cui al punto precedente. Infatti, come puoi immaginare, non tutti gli approcci vanno bene per tutte le situazioni!
  2. Organizza la tua ricerca in modo strutturato e sostenibile: perché la ricerca del lavoro non sia relegata solo nei ritagli di tempo oppure, all’esatto opposto, perchè non assorba tutte le tue energie e il tuo tempo, è opportuno definire sulla tua agenda gli spazi da dedicare alla ricerca (se già sei occupato) oppure, se non hai attualmente un impiego, impostare un vero e proprio “orario di lavoro” da rispettare, in cui svolgere il tuo “lavoro di ricerca del lavoro”.
  3. Attua strategie di ricerca attiva, passiva e pro-attiva ben bilanciate, ovvero integrando la ricerca di annunci con la candidatura spontanea, il caricamento del CV (su portali selezionati), con un profilo completo e curato su Linkedin, fino alla ricerca di potenziali contatti chiave all’interno delle aziende di tuo interesse.
  4. Seleziona i canali online da utilizzare: il proliferare di piattaforme di annunci, motori di ricerca, social network, siti e blog dedicati al lavoro, se da una parte aumenta le possibilità di accesso ad informazioni ed opportunità, dall’altro risulta caotico e dispersivo. Ricorda: puntare alla qualità e alla specificità ha un ritorno sull’investimento di gran lunga superiore rispetto alla quantità! Quindi seleziona con cura i siti che consulti, le newsletter e i job alert a cui ti iscrivi, in base alla corrispondenza con il tuo ambito e target di riferimento.
  5. Seleziona gli intermediari del mercato del lavoro (agenzie per il lavoro, società di recruiting, headhunter) contattandoli in modo appropriato (partendo magari da un primo contatto su Linkedin per poi passare alla mail diretta o al contatto telefonico o in sede.
  6. Redigi una lettera per presentarti direttamente ad aziende / organizzazioni di tuo interesse in cui spieghi cosa puoi fare per loro grazie alle tue competenze ed esperienze. NB: Come tutte le forme di comunicazione, più specifici saranno i contenuti della lettera, più sarà personalizzata (ovvero pensata sulle attività, caratteristiche ed esigenze del tuo destinatario, tanto più sarà efficace!
  7. Utilizza Linkedin e i social network in modo costante, non solo per cercare opportunità di lavoro, ma anche e soprattutto per reperire informazioni e contatti utili sul tuo ambito di interesse. Infatti, su queste piattaforme puoi interagire direttamente con chi svolge il lavoro che ti affascina e/o con le aziende che ti interessano di più.
  8. Cura il tuo Personal Brandingche non significa farti i biglietti da visita, né pubblicare un selfie al giorno sui social (sic!)l, ma definire ed esprimere in modo coerente il tuo valore e la tua unicità, su tutti i mezzi di comunicazione (online e offline): dal CV al profilo linkedin, dalla partecipazione ad eventi di settore fino ai post o ai commenti che pubblichi.
  9. Coltiva la tua personale rete di contatti: che siano famigliari, amici, amici di amici, conoscenti e conoscenti di conoscenti, sono le relazioni umane il canale migliore in assoluto per intercettare nuove opportunità lavorative. Statistiche alla mano, questo non vale solo in Italia, ma in tutto il mondo! Peccato che l’attività di networking professionale, ovvero di cura e ampliamento della propria rete di relazioni nell’ambito lavorativo, sia poco o nulla implementata dalla maggior parte delle persone. Serve innanzitutto acquisire un mindset, ovvero un approccio pro-positivo al networking e poi applicare abilità e strumenti per coltivare i rapporti professionali in modo costruttivo, etico e sostenibile.

I suggerimenti elencati rappresentano gli elementi su cui possiamo lavorare per migliorare o costruire da zero un approccio alla ricerca del lavoro più indicato per le proprie necessità.

COME SVILUPPARE LE TUE STRATEGIE DI RICERCA

Sappiamo bene che “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”: un mare fatto di abitudini e modalità consolidate di approccio alla ricerca, ma anche di pensieri ed emozioni che limitano, se non addirittura bloccano, l’adozione di strategie decisamente più proficue e funzionali.

Oltre a questo, dobbiamo considerare che non tutte le strategie sopra elencate si applicano a tutti i casi e nello stesso modo per chiunque, in quanto bisogna sempre tenere conto del contesto interno (ovvero delle caratteristiche personali) ed esterno (ovvero l’ambito in cui ci si muove, la zona geografica, il periodo storico, ecc). Ecco perché, come dicevamo già nella sezione precedente, la prima cosa da fare è definire il tuo obiettivo professionale e, a partire da questo, individuare le priorità di ricerca e le strategie più efficaci e più adatte a te e alla tua situazione.

Tra queste strategie, inizia a sceglierne una da implementare in modo focalizzato, per un lasso di tempo sufficiente (almeno un mese) a sperimentarla e valutarne gli effetti. Dopo che avrai acquisito dimestichezza con la prima strategia, potrai aggiungerne anche una seconda e così via, fino a presidiare tutti i canali più idonei per te. Lo abbiamo già detto: meglio puntare alla qualità che non alla quantità!

Se dovessi avere difficoltà nel delineare il perimetro della tua ricerca o nella messa in atto delle strategie, se ti rendessi conto di essere troppo dispersivo o incostante nelle tue azioni oppure, al contrario, nonostante tutto il tuo impegno costante, non ottieni i risultati sperati, allora valuta di richiedere un supporto professionale, per sviluppare strategie di ricerca personalizzate.

Anziché continuare a perdere tempo ed energie preziose in modalità disfunzionali, che non fanno altro che aumentare sfiducia e frustrazione, contattaci per un primo colloquio esplorativo in cui possiamo inquadrare la tua esigenza specifica, identificare su quale area intervenire e in che modo, per accompagnarti nella ricerca di nuove opportunità.

Infatti, dopo aver costruito un piano strategico su misura per te, possiamo supportarti nella sua attuazione pratica, settimana dopo settimana, divenendo un punto di riferimento per te, non solo nei momenti di dubbio, di fatica e di difficoltà, ma anche nelle fasi cruciali della selezione e della scelta di un’opportunità rispetto ad un’altra.

COME POSSIAMO AIUTARTI NELLA RICERCA DEL LAVORO

Grazie ad un percorso di coaching personalizzato, ti “alleniamo” a comunicare te stesso e a pro-muoverti efficacemente nel mercato del lavoro, aiutandoti a:

Disclaimer: CoachLavoro non è una società di intermediazione né di outplacement e pertanto non si occupa dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Questo significa, in altre parole, che il nostro ruolo non è quello di procurarti opportunità lavorative o di segnalarti annunci, ma di insegnarti a intercettarle e a coglierle, muovendoti in autonomia sul mercato, sfruttando al massimo le tue capacità, la tua personalità e la tua rete di relazioni, consapevoli che nessuno, oltre te, può trovare il lavoro giusto per te!

Prepararsi a un colloquio: 3 consigli utili per distinguerti

Sappiamo bene che essere convocati per colloquio di lavoro è già di per sé un traguardo: significa che il tuo CV si è distinto tra tantissime altre candidature. Sarebbe davvero un peccato sprecare questa opportunità a causa di una preparazione non accurata, di un’insicurezza su una domanda cruciale oppure per un eccesso di emotività: ecco perché in questo articolo vogliamo darti alcuni preziosi consigli per prepararsi a un colloquio e impressionare positivamente i selezionatori, risultando convinto e convincente!

Come prepararsi ad un colloquio: tre utili consigli

Prepararsi a un colloquio significa lavorare sia sul fronte dei contenuti, ovvero sul COSA dire al colloquio (e cosa no), sia su quello della comunicazione, ovvero sul COME presentare i contenuti, quali parole e modalità comunicative utilizzare per restare impresso nella mente del recruiter.

Studiare tutte le parole da dire e le espressioni da utilizzare però serve a poco se ti assalgono emozioni come l’ansia che ti mozza il respiro, ti fa tremare la voce o addirittura ti fa dimenticare tutti i bei discorsi preparati!

Pertanto una valida preparazione al colloquio deve comprendere un lavoro su ciascuno dei 3 elementi che abbiamo appena citato, quindi Contenuti, Comunicazione ed Emozione, attraverso strumenti specifici che andiamo ad illustrarti qui di seguito:

Scrivi la tua risposta in poche righe, entrando subito nel merito senza troppi giri di parole. Usa uno stile discorsivo e descrittivo, ricordandoti che ti stai rivolgendo ad un altro essere umano, che predilige le storie alle parole astratte o alle formule ricercate!

Dopo aver elaborato le tue risposte, allenati a parlare davanti allo specchio (o allo schermo dei tuo PC, magari registrandoti). Evita di ripetere tutto a macchinetta: non devi ricordare ogni singola parola ma piuttosto puoi agganciarti ai concetti che hai già elaborato per trasmetterli in modo più fluido e immediato. Ricorda che se sei convinto tu, sarai anche convincente agli occhi (e alle orecchie) del selezionatore!

Prepararsi a un colloquio con una consulenza professionale

I consigli che ti abbiamo dato sono fondamentali per prepararti al meglio al tuo prossimo colloquio di selezione. Sappiamo bene, d’altro canto, quanto possa essere difficile metterli in pratica, soprattutto perchè fai fatica a valutare in modo oggettivo quali siano i contenuti più rilevanti per la posizione e se riesci effettivamente ad esprimerli in modo efficace  e di impatto, sia a livello verbale che non verbale.

Per tale motivo, abbiamo pensato a una consulenza specifica che ti accompagna fino al giorno del colloquio, preparandoti in modo efficace per questo importante appuntamento, applicando, come è nello stile di Coachlavoro, la metodologia tipica del coaching che parte dall’esperienza e arriva all’apprendimento passando per un feedback pragmatico e costruttivo.

La nostra consulenza funziona seguendo tre fasi specifiche, che ricalcano per filo e per segno i 3 punti che abbiamo illustrato in precedenza, ovvero: Contenuti, Comunicazione ed Emozione.

Fase 1 - Svolgiamo una simulazione del colloquio vero e proprio, con domande formulate appositamente in base alla posizione specifica per cui devi affrontare la selezione;

Fase 2 - Ti forniamo un feedback mirato sull’efficacia delle tue modalità di risposta, fornendoti preziose indicazioni per migliorare sia la comunicazione verbale (contenuti, stile di risposta, parole utilizzate ecc.) che la comunicazione non verbale (espressione facciale, tono della voce ecc.);

Fase 3 - Ti diamo consigli di carattere psicologico per sentirti più sicuro di te e per riuscire a gestire al meglio l’ansia da colloquio (prima, durante e… dopo!).

Ecco qual è stata l’esperienza di Michela, una professionista di 30 anni che si occupa di Organizzazione eventi e che si è rivolta a noi qualche tempo fa: “Il colloquio è andato benissimo grazie ai tuoi consigli e accorgimenti. Davvero! Ero molto sciolta e ho approfondito con entusiasmo tutti gli argomenti.

La preparazione è altrettanto utile per i manager e i professionisti Senior, come Luca, IT Manager di 45 anni che dice: “Ho usufruito del servizio di consulenza su come affrontare un colloquio e ne sono rimasto talmente soddisfatto che ripeterò in futuro l’esperienza se ce ne fosse bisogno. Attualmente posso vantare diversi colloqui sostenuti con importanti società ed una maggiore sicurezza che mi accompagna durante le selezioni”.

E se devi sostenere un colloquio di gruppo?

CoachLavoro ti offre anche una consulenza specifica per affrontare i colloqui di gruppo (i cosiddetti “assessment“): in questo caso, ti spieghiamo gli scopi e le principali modalità di svolgimento di questa tipologia di colloqui, fornendoti strumenti e consigli efficaci per affrontarli al meglio.

Cosa succede dopo la consulenza?

Dopo il nostro supporto, potrai decidere se svolgere un’ulteriore consulenza di approfondimento e rinforzo di quanto individuato nella prima sessione. Potresti, ad esempio:

Insomma, con questi preziosi consigli e con l’opzione di una consulenza specifica su come prepararsi ad un colloquio, ti abbiamo dato una bella iniezione di fiducia: superare i colloqui in modo brillante e far colpo sul selezionatore è possibile anche per te!

Ora non ti resta che rafforzare la tua consapevolezza con una consulenza personalizzata e affrontare il prossimo step con maggiore sicurezza di te.

Chiedici subito maggiori informazioni sul servizio di preparazione al colloquio: il primo contatto informativo (che può avvenire sia via mail sia via telefono o skype) è sempre gratuito e non vincolante per il prosieguo della consulenza vera e propria.

Employability: perché è importante e come svilupparla

Gli studi sulle evoluzioni dell’economia, della società e del lavoro sostengono ormai all’unanimità che viviamo nell’epoca del cambiamento, che viaggia sulle rotaie super veloci dell’innovazione e della globalizzazione, diventando sempre più complesso e imprevedibile.

Ciò significa che il lavoro che abbiamo fatto finora o l’azienda per cui stiamo lavorando potrebbero non esserci più in futuro e sicuramente saranno diversi da come lo sono oggi: tra 5 anni - anche meno - potremmo occuparci di un’attività che adesso ancora non esiste.

Questo non vale solo per la realtà esterna: il nostro percorso di vita molto probabilmente non sarà lineare come quello dei nostri genitori, perché i nostri stessi obiettivi e le nostre esigenze potrebbero cambiare anche in modo considerevole in breve tempo.

Il concetto di employability

Davanti a questo scenario così “dirompente” di cambiamento, riteniamo fondamentale introdurre il concetto di "employability", ovvero di occupabilità, che diventa ancora più cruciale di quello di “occupazione”, perché non fa riferimento alla condizione presente ma alle potenzialità future.

Infatti, l’employability rappresenta la capacità di ottenere un nuovo lavoro (analogo al precedente) e non solo. Fa riferimento anche all’essere in grado di cambiare ruolo professionale all’interno della stessa organizzazione o all’esterno, muovendosi da un'azienda / settore a un altro.

I ricercatori Fugate, Kinickyi e Anshfort l’hanno definita come “una forma di adattabilità lavorativa specifica che permette di identificare e realizzare opportunità di carriera”.

Perché è importante essere occupabile

Essere occupabile significa:

In poche parole, un ingrediente fondamentale dell’employability è la capacità di cogliere le occasioni che si presentano, cercando di trarne il meglio (anche se magari sono diverse da quelle che ci attendevamo), mantenendo alta la fiducia sulle proprie possibilità di riuscita.

Da questo punto di vista, l’occupabilità non è un concetto meramente teorico o astratto: esso, infatti, si manifesta in scelte e azioni concrete che esprimono la nostra percezione del mondo e di noi stessi e il nostro atteggiamento nei confronti della vita, oltre che del lavoro.

Il tuo capitale umano e sociale

L’employability dipende anche dalla quantità e dalla qualità del propriocapitale”: non stiamo parlando di quello economico, ma piuttosto di quello umano sociale.

Il capitale che conta, infatti, comprende ciò che i soldi non possono comprare:

Mentre il tuo bagaglio di competenze (personali e professionali) e di intelligenza (in tutte le sue forme) vanno a comporre il tuo capitale umano, sono le persone che conosci (e ti conoscono), i gruppi e più in generale le reti di cui fai parte a costituire il tuo capitale sociale.

A loro volta questi due “capitali” si poggiano sulla nostra identità, che esprime chi sei, nella tua unicità, e il significato che dai al tuo percorso (passato, presente e… futuro!).

L’identità professionale, che è parte integrante dell'identità generale, rappresenta ciò che ti contraddistingue sul lavoro e i valori che ti guidano. Spesso l’identità tende a coincidere con il ruolo ricoperto (quello che viene scritto sul biglietto da visita…o sul titolo del tuo profilo Linkedin), ma in realtà è molto di più! Perchè anche se cambi ruolo, mantieni sempre la tua identità, sia personale che professionale.

Avere consapevolezza di chi sei, di cosa è davvero importante, di cosa fa parte di te (e cosa no), ti consente di mantenere salda la tua meta lavorativa e al contempo di cambiare rotta, ovvero preservare il fine e modificare i mezzi, se questo si rivela necessario o funzionale, in un dato momento della tua carriera.

L’identità quindi è una sorta di bussola che serve per orientarti nella navigazione nel “mare” del lavoro, senza perderti, per cambiare e adattarti, ma restando sempre te stesso!

Come accrescere la tua occupabilità?

Gli Psicologi del lavoro Toderi e Sarchielli sostengono che le carriere saranno sempre più variegate e fondate su “molte esperienze lavorative svolte in più organizzazioni”, che implicano “forme diverse di mobilità occupazionale e di bilanciamento tra lavoro e non lavoro” (dal libro “Sviluppare la Carriera Lavorativa”, 2013).

A un primo impatto, questa visione può comprensibilmente spaventare; se però la osservi con lucida serenità, apre le porte ad una quantità di nuovi stimoli e possibilità, che nel “vecchio mondo”, più chiuso, stabile e prevedibile erano inaccessibili e inimmaginabili.

Maggiore sarà la tua employability, maggiori saranno le opportunità a cui potrai accedere.

Per incrementare la tua occupabilità, puoi sviluppare una o più delle componenti che abbiamo descritto prima, ovvero: competenze, esperienze, reti sociali e identità. Ecco alcuni modi per farlo efficacemente.

Amplia le tue competenze

Per acquisire nuove conoscenze e abilità, puoi partecipare a convegni, workshop, corsi e master, ma non solo: ormai hai sempre a portata di mano un dispositivo collegato a Internet, dove informazione e formazione sono a distanza di un semplice click (e molto spesso anche a costo zero o comunque ad un costo accessibile). Ci sono siti, blog, video tutorial, corsi online - tenuti anche da esperti o da prestigiose università - su quasi qualunque argomento.

Dedicati a nuovi progetti

Per passare dalla teoria alla pratica, il modo migliore per farlo è dedicarti a nuovi progetti che ti vengono proposti o che puoi proporre tu stesso in ufficio, oppure ancora, a tue iniziative di carattere personale o di volontariato. Puoi concentrarti sul tuo ambito/settore di appartenenza, per approfondirlo, oppure su uno dei tuoi hobby/passioni, oppure ancora, ampliare i tuoi orizzonti, facendoti contaminare da altri ambiti.

Allarga la tua rete sociale

Aprirti ad ambienti e argomenti al di fuori del “conosciuto” ha anche il vantaggio di ampliare la tua rete sociale. Frequentando nuovi ambienti e gruppi diversi dalla cerchia più conosciuta, infatti, hai la possibilità di fare nuovi incontri, di instaurare nuove relazioni, di “scovare” nuove opportunità…

NB: Non dimenticare che il tuo capitale sociale si nutre di autentici scambi umani - oltre che professionali – e per attivarli devi essere pronto a dare (informazioni, supporto e…tempo), ancora più che a ricevere!

Dedicati alla tua identità

In ultimo, ma non certo per importanza, è necessario dedicarti alla tua identità, attraverso:

Per definire o ridefinire la nostra identità, risulta molto efficace e potente lo strumento del Bilancio delle competenze, all’interno di un percorso di Coaching, che - partendo dal passato - arrivi a definire il nostro profilo attuale, valorizzando le nostre risorse, spesso inconsapevoli, tracciando un ponte verso il nostro futuro.

Semplificare e favorire il tuo ricollocamento al lavoro

L’insoddisfazione di svolgere un lavoro che non piace interessa molte più persone di quanto si possa immaginare. Se sei arrivato qui, probabilmente anche tu hai lo stesso problema e ti sei reso conto che il gioco non vale più la candela, perché stai spendendo la maggior parte del tempo in un’attività che non solo ti annoia o ti affatica, ma che sta drenando le tue energie e peggiorando la qualità della tua vita.

Sappi che ciò che stai pensando e che stai sentendo rispetto al tuo attuale lavoro non è affatto anormale né tantomeno sbagliato, anzi significa che hai riconosciuto un tipo di disagio che, alla lunga, se trascurato, può portare ad uno stato di malessere mentale e fisico anche grave.

D’altro canto, prendere la decisione di cambiare lavoro e poi metterla in atto non è semplice né automatico perché si aggancia a pensieri e paure bloccanti (per non parlare delle questioni pratiche della ricerca di un nuovo lavoro, che scoraggiano anche i più motivati!),

Se ti stai chiedendo cosa nello specifico ti blocca nel tuo cambiamento professionale, in questo articolo esploriamo nel dettaglio quali sono le cause principali che rallentano il tuo ricollocamento al lavoro, per poi identificare le risorse che possono aiutarti a sbloccare la situazione e a ricollocarti in modo (più) semplice ed efficace.

Ricollocarsi nel mondo del lavoro ha un significato profondo

Conosciamo bene la condizione che stai vivendo: non si tratta “solo” (tra doppie virgolette!) di voler cambiare lavoro perché vuoi vedere facce nuove rispetto a quelle che incontri tutti i giorni in ufficio o confrontarti con un ambiente lavorativo differente o, ancora, perché ambisci a nuove opportunità di crescita e di carriera (magari precluse nell’azienda in cui lavori attualmente).

Se, in poche parole, il tuo desiderio in questo momento fosse quello di avere nuovi stimoli professionali, la conseguente scelta strategica sarebbe quella di cercare un’altra azienda / organizzazione con cui collaborare, magari diversa per tipologia di prodotto o servizio offerto, per cultura o dimensioni, rispetto a quella attuale, ma sempre restando nella medesima posizione, visto che il ruolo che ricopri e le attività che svolgi quotidianamente sono di per sé appaganti.

Invece, chi si proietta verso un ricollocamento lavorativo, presenta motivazioni più profonde, ovvero intende cambiare, a volte anche radicalmente, il tipo di lavoro che svolge, perché si rende conto che ciò che sta facendo adesso è distante dalle proprie caratteristiche e attitudini, che non è in linea con i propri valori ed obiettivi personali, oltre che professionali.

Individua la strada da percorrere per il tuo ricollocamento al lavoro

Se è vero che l’esigenza di cambiamento si manifesta in modo “forte e chiaro", nonostante magari all’inizio provi ad ignorarla, non si può certo dire lo stesso per quanto riguarda la nuova strada da seguire, ovvero l’alternativa da scegliere per ricollocarti nel mondo del lavoro.

In altre parole, probabilmente sai molto bene cosa non ti soddisfa del tuo attuale lavoro, cosa non vuoi più fare, ma quando ti viene chiesto di pensare a un’alternativa davvero appagante, ti trovi davanti ad uno schermo nero!

Nonostante tu stia riflettendo da tempo su cosa potresti fare di diverso rispetto a quanto fatto finora, non riesci a trovare una risposta sensata nè per te stesso, né tantomeno per i selezionatori che dovranno valutare la tua candidatura!

Perché fai fatica a identificare delle alternative professionali?

Per sbloccare la situazione e innescare un cambiamento sul fronte lavorativo, devi partire con il riconoscere il reale motivo principale che ti impedisce di posizionarti in modo diverso nel mercato del lavoro e di identificare delle valide alternative professionali.
Per aiutarti in questa fondamentale fase di analisi, ti forniamo una lista delle principali problematiche riscontrate durante i nostri coaching per il ricollocamento al lavoro, con persone di età e professionalità molto diverse fra loro:

In conclusione, nel momento in cui ti manca la consapevolezza di ciò che sei in grado di fare e di essere, al di là dall’idea standard che hai di te, corri il rischio di percepirti con uno scarso valore e questo chiaramente impatta sulla modalità di proporti al mercato del lavoro.

Avere le risorse giuste per poterti ricollocare

In realtà, hai molte più risorse di quelle che ritieni di possedere, più di quanto la tua mente ipotizzi basandosi su una visione limitata della realtà. Uscendo fuori da schemi abituali, etichette ormai datate e da una considerazione restrittiva delle tue competenze, puoi scoprire di avere ancora molto da offrire!

È necessario, quindi, allargare il tuo sguardo per ampliare i tuoi orizzonti - dentro e fuori di te!

Ricorda che sei più coraggioso di quanto credi, più forte di quanto sembri, più intelligente di quanto pensi.

Alan A. Milne

Chiedici subito maggiori informazioni sul coaching per il ricollocamento al lavoro: il primo contatto esplorativo (via mail, via telefono o in videochiamata) è sempre gratuito e non vincolante per il prosieguo del servizio.

Come cercare lavoro con intelligenza (emotiva)

smart-725843_640Quando si parla di ricerca del lavoro, sul web si trovano innumerevoli consigli che vanno dall’approccio entusiastico del “crederci sempre, arrendersi mai” a quello furbesco del “10 magie e 5 trucchi per farsi assumere”. Se hai già letto qualche articolo di Coach Lavoro saprai che non seguiamo nessuno dei due filoni, seppur consapevoli che ciascuno a suo modo fornisce spunti utili da applicare.

Ora vogliamo proporti una nuova chiave di lettura: secondo noi la ricerca del lavoro, oltre ad essere attiva e ancora meglio pro-attiva, deve essere “intelligente” e ancora meglio “emotivamente intelligente”.

Cerchiamo di comprendere meglio questi concetti passando dalla teoria alla pratica.

 

Dall’intelligenza (generale) a quella emotiva

Lo studio dell’intelligenza in Psicologia ha una storia articolata. All’inizio si riteneva “semplicemente” che si trattasse di una caratteristica unitaria (QI o quoziente intellettivo) relativa all’uso della logica, del pensiero e della memoria al fine di risolvere problemi e di adattarsi efficacemente all’ambiente. Molti test ancora attualmente usati in selezione si rifanno a questa teoria, andando a misurare quelle abilità di ragionamento verbale, numerico e logico che si ritengono strettamente connesse all’intelligenza.

Negli anni il concetto è stato sviluppato da alcuni ricercatori che hanno individuato diverse "forme" di intelligenza. Nel noto modello delle intelligenze multiple, Gardner ne identifica ben 7 tipologie (successivamente ampliate) che comprendono, oltre a quella logico-matematica e linguistica, anche quella musicale, spaziale, corporea, personale e sociale.

Negli anni 90 lo psicologo Daniel Goleman, approfondendo gli studi dei ricercatori Salovey e Mayer, ha divulgato al grande pubblico il concetto di Intelligenza Emotiva (IE).

Al di là delle definizioni accademiche, la IE rappresenta la

Capacità di comprendere e gestire i propri sentimenti e quelli altrui al fine di raggiungere i propri obiettivi e di stare bene con sé stessi e con gli altri.

CoachLavoro

Tale forma di intelligenza viene sempre più riconosciuta e rivalutata come fattore cruciale, sia per quanto riguarda il benessere della persona, sia per il successo, inteso come raggiungimento di risultati concreti sul piano personale, sociale e lavorativo.

 

Gli elementi fondamentali dell’Intelligenza Emotiva

Secondo il modello di Daniel Goleman, la IE ha due dimensioni, quella “interna”, relativa al rapporto con sé stessi, e quella “esterna”, relativa al rapporto con gli altri.

A sua volta l’intelligenza emotiva personale si suddivide in tre componenti:

Mentre l’intelligenza emotiva sociale è formata da:

 

Come applicare l’intelligenza emotiva nella ricerca del lavoro

Siamo arrivati al punto cruciale del nostro discorso. Siamo d’accordo sull’impatto delle emozioni sulla qualità della nostra vita, ma cosa c’entrano nella ricerca del lavoro? Al massimo, si potrebbe dire, serve intelligenza per trovare gli annunci di lavoro e spirito critico per distinguere quelli validi, attendibili e coerenti con il nostro profilo.

Inoltre, come insegna anche Coach Lavoro, bisogna essere intelligenti nel saper adattare il CV, la Lettera ed in generale le modalità e gli strumenti di presentazione alle richieste della posizione offerta e alla caratteristiche dell’azienda in cui si aspira a lavorare.

Per quanto tutto questo sia valido, c’è un livello ulteriore da considerare in cui l’intelligenza emotiva ha un ruolo più consistente di quanto si possa pensare.

Prendiamo come esempio una persona che ha perso il lavoro oppure che ha saputo che il suo posto di lavoro è a rischio. Se non è consapevole di sé stessa e delle sue risorse, viene sopraffatta dalla emozioni: se la prende con sé stessa o gli altri (l’azienda, il mercato, il mondo intero…), non riesce ad avere l’energia e la motivazione per individuare e cercare una soluzione, resta bloccata nell’azione oppure, al contrario, si muove in modo caotico o affannoso.

Inoltre pensiamo ad una persona che, dopo anni di lavoro nella stessa azienda e/o nello stesso ruolo si sente insoddisfatta ma è confusa e disorientata perché non ne comprende il vero motivo e quindi fa fatica a individuare un’alternativa valida e a trovare una nuova direzione professionale.

In entrambi i casi, è in gioco l’intelligenza emotiva interna, quella che fa riferimento alla conoscenza di sé, alla gestione dei propri stati d’animo ed alla capacità di scegliere un obiettivo motivante e perseguirlo. Porre attenzione a questa capacità e svilupparla, aiuta in modo significativo ad affrontare situazioni critiche, vivendo le inevitabili difficoltà ma al contempo canalizzando le proprie energie in senso costruttivo e risolutivo.

L’intelligenza emotiva sociale è altrettanto importante. Se è vero che, come abbiamo detto più volte, il nostro network di contatti e conoscenze è uno dei canali principali da cui arrivano le opportunità di lavoro (a prescindere da quale sia il nostro ruolo professionale o status sociale), allora saper coltivare e accrescere le nostre relazioni con attenzione, cura e “intelligenza”, appunto, conta moltissimo!

Infine, ma di esempi se ne potrebbero fare ancora tanti, quanto contano l’empatia e le “emozioni” nel colloquio con il selezionatore e con il futuro datore di lavoro?

 

Per concludere, possiamo dire che:

Coltivare la nostra intelligenza emotiva è un investimento che ripaga sia nel farci vivere meglio la nostra vita ed i rapporti interpersonali, sia nel renderci più centrati, positivi ed efficaci nella fase di ricerca del lavoro e di cambiamento professionale.

CoachLavoro

 

5 utili risorse per cambiare lavoro da attivare subito

Nell’articolo in cui parliamo di come cambiare lavoro affrontando i principali ostacoli che incontri quando pensi di fare il grande passo, abbiamo visto quali sono i “blocchi mentali” che ti impediscono di cambiare ruolo, azienda o settore professionale. Ora potresti obiettare che cambiare lavoro non dipende solo e soltanto dagli ostacoli interni al tuo modo di essere, ma anche (e soprattutto) da ostacoli esterni quali la complessità del mercato del lavoro attuale, le richieste “esagerate” delle aziende, i preconcetti dei selezionatori e via dicendo.

È chiaro che tali fattori hanno un impatto non indifferente sulla tua scelta di cambiare o meno lavoro. Detto ciò, dovresti considerare due aspetti importanti:

Allora perché rimuginarci sopra?

Come sosteneva Aristotele: “Se c'è' soluzione perché ti preoccupi? Se non c'é soluzione perché ti preoccupi?”

Oltre che inutile a risolvere il problema, infatti, il rimuginare è dannoso negli effetti, poiché dirige tutta la tua attenzione e di conseguenza la tua energia verso aspetti che non puoi modificare, anziché concentrarli su tutto ciò che puoi migliorare o influenzare in modo costruttivo.

Le 5 risorse per cambiare lavoro

Ecco perché, in questo articolo, ti parliamo di 5 utili risorse per cambiare lavoro da attivare e potenziare sin da subito per trovare nuove opportunità professionali.

Se focalizzerai la tua mente su queste specifiche risorse attraverso i pensieri che le sostengono,  noterai graduali ma sensibili miglioramenti non solo nel tuo stato emotivo ma anche nei risultati che otterrai. Queste risorse sono:

  1. l’Atteggiamento o “mindset”, ovvero il modo di percepire te stesso e il mondo intorno a te;
  2. la Direzione da perseguire (che all’inizio può anche non essere un indirizzo preciso, ma un orizzonte verso cui muoversi);
  3. le Competenze e le Qualità, ovvero le capacità professionali e le doti personali che possiedi;
  4. le Relazioni, ovvero la rete di contatti che già hai e quella che puoi creare con altre persone;
  5. la Serendipità, ovvero l’apertura nel cogliere stimoli e opportunità inattese.

Qui di seguito troverai delle brevi “dichiarazioni”, ovvero delle frasi che servono per attivare queste risorse e a mantenerne la funzione nel tempo.

NOTA BENE: Non si tratta di “formule magiche” che trasformano la vita con effetto immediato, ma di germogli vitali da piantare nel giardino della nostra mente e da annaffiare con costanza affinché crescano e portino frutto, in termini di benessere… e di nuove opportunità!

Atteggiamento

“Desidero il meglio per me stesso/a e faccio tutto ciò che è nelle mie possibilità per ottenerlo. Sono consapevole che ci sono fattori su cui non ho il controllo e non lotto contro di essi. Mi concentro invece su di me, sulle mie risorse*, su ciò che mi fa stare bene e sulla mia intenzione di cambiare e trovare un nuovo lavoro. Penso a tutte le volte in cui sono già riuscito ad ottenere ciò che desideravo e so che è possibile anche per me essere felice e realizzato/a”.
*vedi punti successivi

Direzione

“Ho una meta da raggiungere, un sogno da realizzare o un obiettivo di miglioramento da conseguire. Ogni giorno aggiungo un dettaglio in più alla mia meta – sogno – obiettivo, che diventa sempre più chiaro e definito. Scelgo di non accontentarmi né rassegnarmi. Mi tengo aperto/a ai possibili modi e forme in cui lo raggiungerò – realizzerò – conseguirò.”

Competenze e Qualità

“Ho acquisito nel tempo diverse capacità e conoscenze e sviluppato le mie doti personali. Li riconosco come miei punti di forza. Li valorizzo, li potenzio e faccio leva su di essi per rendermi appetibile per nuove opportunità di lavoro e carriera. So di avere qualcosa di valore da offrire.”

Relazioni

“Coltivo i rapporti con gli altri, sapendo che ciascuno è diverso dall’altro e va trattato con cura e attenzione. Credo che ciascuna relazione sia uno scambio di dare e ricevere, che si costruisce nel tempo. Sono disposto ad aiutare e ad essere aiutato, a fornire e ricevere informazioni, consigli e opportunità. Sono paziente ed ho fiducia negli altri”.

Serendipità *

“Mentre mi muovo verso la mia direzione, tengo desta la mia attenzione e la mia concentrazione, senza tensione, per poter recepire ciò che accade intorno a me. So che indizi ed opportunità possono arrivare in qualunque momento e sono pronto/a per coglierli al volo”.
*Il meccanismo della cosiddetta “Serendipity” è stato oggetto di un recente studio di ricercatori italiani, secondo i quali “quando non abbiamo particolari aspettative, diventiamo più bravi a vedere anche quello che di solito non riusciamo a vedere”.

Conclusioni

Riconoscere il valore di queste 5 risorse e decidere di svilupparle, significa imparare a concentrarti su di te, sul tuo modo di rapportarti con te stesso, gli altri e il mondo, consapevole che ogni investimento che fai su te stesso, ti torna indietro con gli interessi.

Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, disse Gandhi, intendendo che per poter cambiare la realtà esterna, bisogna partire da cambiare quella interna.

Questo vale non solo per i cambiamenti sociali e culturali, ma anche per quelli individuali.

Quindi, nel momento in cui decidi di cambiare lavoro, metterti alla ricerca di nuove opportunità professionali o quando la tua carriera è a un bivio, focalizzati per prima cosa su ciò su cui puoi avere un impatto diretto, ricordandoti che la vita che vivi ogni giorno, come uno specchio, riflette le tue scelte e il tuo atteggiamento.

Come trasformare la perdita del lavoro in un'opportunità di riscossa

riscossaE' certamente un segno dei tempi che stiamo vivendo il fatto che la maggior parte delle interviste che mi vengono chieste riguardino il tema dell'affrontare la perdita del lavoro e quello del crearsi autonomamente un'attività... Poco tempo fa sono stata intervistata da una giornalista della rivista StarBene che mi ha chiesto di commentare delle storie vere di donne che si sono re-inventate dopo essere state licenziate. Visto che, come ben sapete, per me una storia vale più di mille parole, ho deciso di condividere queste storie con voi.

Loretta ha 38 anni e dopo anni di dura gavetta è riuscita a fare carriera nell’editoria.  Ma un bel giorno l'azienda decide di procedere con dei tagli al personale e lei viene licenziata. Dopo aver elaborato il “lutto” della perdita improvvisa del lavoro in cui aveva investito tanto tempo ed energia, si dedica ad una forsennata ricerca del lavoro. Con una risicata liquidazione in tasca Loretta passa dei mesi da incubo, inviando centinaia di curriculum, senza ottenere alcun riscontro e questo la fa piombare nella depressione.

Poi, dopo aver toccato il fondo, è come se in lei scattasse un interruttore: decide di smettere di piangersi addosso e di ricominciare da sè stessa. Loretta riscopre la sua passione per i cani: fin da piccola ne ha sempre avuto uno e l’ultimo l'aveva addestrato lei stessa con l’aiuto di un maestro bravissimo. Durante i week end andava al campo e gli dava una mano con i suoi clienti a 4 zampe e così, senza neppure accorgersene, acquisisce delle nuove competenze.

Ad un certo momento Loretta inizia a considerare quella che era un’attività del tempo libero come un’interessante opportunità professionale. Investendo il piccolo capitale della liquidazione decide di entrare in società con l'amica Paola che aveva aperto un campo d’addestramento da due anni. All’inizio i clienti erano soprattutto amici, ma poi grazie al passaparola ed agli annunci su facebook e google, “gli affari” hanno cominciato a girare bene. Al campo hanno creato anche una piccola pensione e Loretta va a prendere i cani al domicilio dei clienti che non hanno mezzi di trasporto e di quelli che sono anziani e non vogliono muoversi da casa.  Ora si dichiara una donna nuova, felice di lavorare e, soprattutto, realizzata! Ma tutto questo non sarebbe stato possibile se non avesse scelto consapevolmente di ripartire da sè stessa, di ritrovare per prima cosa il suo equilibrio e rispolverare le passioni e i sogni rinchiusi nel cassetto...

 

Katia ha 35 anni e per oltre 10 anni ha lavorato come impiegata. Nel giro di pochi mesi la sua azienda decide di chiudere e di mettere tutti in mobilità. A Katia è come se mancasse la terra sotto i piedi, si sente "annullata" e prova un vortice di emozioni che vanno dalla rabbia allo smarrimento. Lei ed il marito si continuano a chiedere come faranno a tirare avanti fino a fine mese con una bambina di 3 anni da crescere. Vari scenari si susseguono nella sua mente fino a che Katia non sente riemergere un desiderio che aveva rimosso e che si ero negata per tanto tempo per "necessità": tornare a far la mamma.  Il suo rientro in ufficio dopo la maternità era stato traumatico: Katia si sentiva sempre in colpa per il fatto di non poter seguire la sua piccola: “Mi sto perdendo tutti i momenti irripetibili della sua crescita che nessuno mi ridarà più", si ripeteva....

A quel punto Katia ha iniziato a guardare a questa situazione come ad un'opportunità. Insieme al marito si è messa a tavolino a fare due conti: stando lei a casa avrebbero risparmiato la retta dell’asilo, annullato le spese di trasporto per raggiugere il posto di lavoro, quella della pausa pranzo e i vestiti extra per mantenere un look a misura d’ufficio. Poi avrebbe potuto recuperare qualcosa anche sulla spesa, sfruttando di più promozioni e sconti. Infine avrebbe potuto organizzare anche il giardinetto e creare un mini orto. Ora Katia, in attesa di un secondo bebè, vive a 360° quel ruolo di mamma a cui ho dovuto rinunciare e si sente rinata.

Di fatto la necessità l'ha portata a prendere quella decisione che da sola avrebbe fatto fatica a prendere. Katia quindi si rende conto che restare a casa e occuparsi esclusivamente della famiglia non solo la realizza come donna e come mamma, ma “conviene” perché, se riduce le entrate, produce anche un sensibile taglio delle uscite.

Alle donne che si trovano in una situazione simile consiglio di valutare questa possibilità non come un ripiego forzato, quanto piuttosto una scelta di vita libera e consapevole, e di condividerla sempre con i propri famigliari, così come ha fatto Katia con il marito.

 

L'ultima storia è quella di Virginia, laureata in economia ed impiegata in una società di intermediazione finanziaria. Mentre è in attesa del  primo figlio, la sua sede di lavoro viene chiusa e le viene imposto un trasferimento a 150 km da casa. In un primo momento Virginia si sente messa letteralmente al muro ma non si lascia abbattere: approfittando dei mesi di congedo per l’allattamento, per elaborare una via d’uscita. Parte da sé stessa per individuare un’area e un target su cui focalizzarsi. La soluzione scaturisce dall’esperienza che le è più vicina: essere una neomamma. Così comincia a studiare il mercato on line e si accorge che c’è spazio nel campo dell’abbigliamento per i più piccoli. Non avendo un grosso capitale di partenza decide di sperimentarsi sulla piattaforma di e-bay che richiede un investimento minimo. All’inizio mette in vendita i vestitini del suo bambino e quelli dei figli di altre amiche. Vista la buona riuscita dell'esperimento, Virginia fa un passo in avanti: apre un primo sito con un pacchetto preimpostato ed inizia a vendere magliette, vestitini & co da 0-6 anni personalizzati con le immagini dei personaggi dei fumetti. Dopo due anni Virginia è riuscita ad aprire un proprio mio negozio e-commerce veramente professionale, che ha ormai preso il volo. Questo nuovo lavoro che si è creata da sè è una vera e propria riscossa per lei: grazie al suo nuovo lavoropuò fare la mamma a tempo pieno e le soddisfazioni (anche economiche) sono sempre in crescita!

 

Per concludere possiamo affermare che certamente uscire da un momento di crisi e trasformarlo in un'opportunità non è per nulla facile nè immediato, ma queste storie ci dimostrano che è possibile! La via da percorrere non è mai la ricerca più o meno disperata di una risposta all'esterno ma sempre all'interno di sè stessi. Se si segue questo principio, la soluzione si trova spesso molto più vicina di quanto ci aspettiamo...

 

Nota: le storie sono state raccolte dalla giornalista Ida Macchi e pubblicate sulla rivista StarBene di Maggio 2013

 

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